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12.01.2012
I vini dell’Alto Adige hanno un gusto inconfondibile
Thomas Sommer, miglior sommelier della Germania 2011,
parla dell’Alto Adige e dei suoi vini
È da poco rientrato a Colonia, dopo un soggiorno di una settimana in Alto Adige, Thomas Sommer, head Sommelier al Schlosshotel Lerbach dell’omonimo Relais &Chateaune, dove lavora insieme allo chef stellato Nils Henkel. L’eletto “miglior sommelier della Germania 2011” si é preparato a Fié allo Sciliar, tra gli altri con Christian Frens, Vice Presidente dell’Unione Sommelier Germania e Jörg Linke, conduttore del Blindprobe Sensorium, alla sua partecipazione come rappresentante della Germania ai campionati europei di sommelier dell’AIS e a quelli mondiali per il 2012. Degustazioni e vini dell’Alto Adige sono stati accompagnati da incontri con l’economia vitivinicola altoatesina.
Sommer, nato nel 1978 a Dresda, ha cominciato la sua carriera con un apprendistato presso la Bülow Residenz a Dresda, e poi a Berlino, lavorando in seguito da Alain Ducasse a Parigi e Londra. Quattro anni fa divenne head sommelier in uno dei più ambiti luoghi di ristorazione della Germania: sulla lista dei vini dello Schosshotel Lerbach figurano anche vini altoatesini.
„Il paessaggio vitivinicolo dell’Alto Adige é unico e molto vario, la gente é cordiale e aperta. Un così buon Müller Thurgau o un Silvaner cosí particolari come quello prodotto in Alto Adige sono difficili da trovare in Germania. La Schiava é purtroppo ancora troppo legata all’immagine del Trollinger, anche se oggigiorno si trovano ottimi vini di questo vitigno. E anche il Lagrein é interessante e sfaccettato. – commenta Sommer – L’Alto Adige é sicuramente una delle poche regioni in Italia che con il suo vino soddisfa pienamente il gusto tedesco. In ciò rientrano la sua freschezza, persistenza, struttura ed eleganza: i vini altoatesini hanno un gusto inconfondibile.”
Nel corso della formazione di sommelier in Germania esiste la possibilità di cercarsi un padrino tra i Prädikatsweingüter VDP, dove si può assistere da vicino alla coltivazione e alla vinificazione. “Un’iniziativa assolutamente da raccomandare – continua Sommer – La possibilità di lavorare tre settimane in un vigneto e di assorbirne non solo la passione, ma anche lo sforzo e i rischi della natura che si nascondono dietro ad un buon vino, da vita ad un rapporto completamente diverso con esso. Si impara infatti a conoscere e ad apprezzare il vino in maniera completamente diversa”.
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