25.05.2021

25.05.2021

Agenda Vini Alto Adige 2030 - Verso linee guida certificabili

Definito il quadro politico e tecnico-colturale

Con l’Agenda Vini Alto Adige 2030 il settore vinicolo ha intrapreso la via verso una
produzione sostenibile a tutto tondo – “la nostra strada verso il futuro”, come sottolinea il Consorzio Vini Alto Adige. Giovedì il Consorzio ha chiarito quali saranno i passi successivi verso la realizzazione della strategia, quali sistemi appaiono particolarmente sostenibili e cosa ha in serbo la UE per l’industria del vino.

Il webinar sulla strategia di sostenibilità è stato promosso dal Consorzio Vini Alto Adige in collaborazione con l’Associazione cantinieri Alto Adige e la sezione altoatesina dell’Associazione enologica “Assoenologi”, e ha visto il coinvolgimento di numerosi relatori di fama: dall’esperto di sostenibilità Alfred Strigl al professor Hans Reiner Schultz, docente presso la Scuola di studi superiori di Geisenheim, all’europarlamentare Herbert Dorfmann. Tutti hanno contribuito a definire il quadro in cui, nei prossimi anni, si muoverà l’Agenda Vini Alto Adige 2030.

“Con l’agenda ci poniamo ambiziosi obiettivi. Per raggiungerli dobbiamo coinvolgere tutte le parti interessate, soprattutto i viticoltori, istruendoli e non dettando nuove regole dall’alto”, afferma Andreas Kofler. Il Presidente del Consorzio Vini Alto Adige sottolinea l’impegno che accompagna la strategia: “Lo dobbiamo alle prossime generazioni”, così Kofler. Anche Hans Terzer, presidente dell’Associazione cantinieri Alto Adige, ribadisce che la realizzazione non può essere posticipata: “Sebbene la nostra Agenda guardi al 2030, avviare il progetto è ormai una priorità immediata”, dichiara Terzer. Anche perché – questo il pensiero del presidente degli enologi Stephan Filippi – la sostenibilità sta diventando sempre più presente tra i consumatori. “L’Agenda 2030 è una pietra miliare per posizionarci ancor meglio”, afferma Filippi.

Dalla strategia alle linee guida certificabili

La palla lanciata da Kofler, Terzer e Filippi è stata presa al balzo da Alfred Strigl che, in qualità di esperto di sostenibilità, è uno degli autori dell’Agenda Vini Alto Adige 2030. “Il mondo non vuole aspettare oltre, tutto va nella direzione della sostenibilità, richiesta da tutti i soggetti coinvolti: dal mercato del vino fino alla politica”, dice Strigl. Giovedì ha quindi spiegato le cinque aree dell’agenda – Suolo, Vigneti, Vino, Persone e Territorio – nonché le prossime tappe e l’obiettivo a cui punta la strategia. “Vogliamo inserire l’Agenda in una linea guida certificabile concordata con lo Stato e il Ministero”, dice Strigl.

Per riuscirci, “sono stati fatti i compiti a casa” già quest’anno, sono stati completati i lavori nei singoli gruppi di lavoro ed è stato approvato un piano di controllo. “In questo modo, a partire dal 2022, saremo in grado di effettuare controlli autonomi e certificare le prime aziende a partire dal 2024”, spiega Strigl. A ciò si aggiunge anche la formazione dei viticoltori e dei dirigenti aziendali. Dopotutto, secondo l’esperto di sostenibilità di St. Pölten, l’Agenda Vini Alto Adige 2030 “non è uno sforzo solitario del Consorzio, ma un movimento di ampia portata”.

Ossigeno per 110.000 persone

La moderatrice Barbara Raifer, del Centro di Sperimentazione Laimburg, ha presentato Hans Schultz, professore presso la scuola di studi superiori di Geisenheim, definendolo “l’esperto per antonomasia nel campo della protezione del clima e della sostenibilità in viticoltura”. Durante il webinar, Schultz ha preso in esame le tecniche di coltivazione e l’economia sottolineando quanto il mercato alimentare sia fondamentale per l’implementazione di una produzione sostenibile. “Il cibo a buon mercato è in realtà molto costoso, perché rende impossibile utilizzare le risorse in maniera consapevole”, afferma Schultz. “Abbiamo bisogno di un prezzo reale che rifletta tutti i costi della coltivazione, compresi quelli nascosti”, chiarisce il docente.

Se si vuole implementare una produzione sostenibile, oltre al prezzo reale, sono necessarie nuove tecnologie, nuovi metodi di coltivazione, nuovi pesticidi organici, varietà resistenti ai funghi e migliori sistemi di previsione. “Abbiamo bisogno di innovazione, di una politica sistematica e coordinata a livello internazionale e di sovvenzioni che promuovano misure finalizzate alla riduzione delle emissioni di carbonio”, dice Schultz.

Tuttavia sottolinea anche il contributo che la viticoltura sta già dando alla protezione del clima. Un ettaro di vigneto, ad esempio, produce circa 10 milioni di litri di ossigeno all’anno, una quantità sufficiente per venti persone. “Una superficie coltivata di 5.500 ettari, come quella presente in Alto Adige, fornisce un apporto di ossigeno sufficiente a 110.000 persone”, spiega l’esperto di Geisenheim elogiando la via intrapresa dagli altoatesini. “Il fatto che un intera area di coltivazione decida di muoversi nella stessa direzione è un approccio molto, molto positivo”, afferma Schultz. “Mi piacerebbe che in Germania la situazione fosse tanto avanti quanto quella già presente in Alto Adige”.

Qualità significa anche produzione ecologica

L'eurodeputato Herbert Dorfmann giovedì ha riferito su ciò che l’UE sta pianificando per rendere l’agricoltura europea più sostenibile. Ha sottolineato che la misura legislativa più importante, sotto forma di legge europea sul clima, è già stata approvata. “In tal modo l’UE sta fissando obiettivi vincolanti, posizionandosi quindi molto oltre una semplice dichiarazione di intenti”, spiega Dorfmann.

Al contrario è attualmente ancora solo un “documento di riflessione” la cosiddetta strategia “Farm to Fork” che prevede modalità per rendere più sana, sostenibile ed equilibrata l’intera filiera, dalle attività agricole alla tavole. “Questa strategia è un’opportunità per creare consapevolezza in merito alla necessità di portare l’intero settore alimentare a un livello superiore”, dichiara l’eurodeputato. Nei prossimi mesi in ambito UE saranno prese decisioni decisive: dall’accordo per una politica agricola comunitaria entro il 2027, al vincolo di un quarto dei fondi agricoli a favore della sostenibilità, al raddoppio degli investimenti UE nella ricerca e sviluppo in ambito agricolo.

“Saremo in grado di affrontare le sfide che questa transizione comporta solo se riusciremo a combinare sostenibilità economica ed ecologica”, sostiene Dorfmann. Il mercato deve essere in grado di apprezzare nella giusta maniera un bene prodotto biologicamente ed essere pronto a pagarlo di più. Le fondamenta sono già state gettate: “Sono convinto che stiamo entrando in un’epoca in cui il cibo sarà considerato di alta qualità solo se è stato prodotto in modo ecologicamente ragionevole”, così Dorfmann.
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Credits: Vini Alto Adige/Benjamin Pfitscher