Tenuta Daniel Sigmund
Quando il vino nasce tra le rocce e guarda le vette…
Ripidi pendii della Valle Isarco, terrazze di pietra e mani che da generazioni coltivano la vite
Nel 1935 la famiglia Sigmund acquista un maso storico nella frazione di Scezze, nel comune di Bressanone. Oggi, quattro generazioni dopo, Daniel Sigmund continua a coltivare la vite come allora, in piccoli appezzamenti tra i 620 e gli 820 metri sul livello del mare, su terreni antichi di milioni di anni. Eppure, il concetto stesso di "tradizione" qui non è mai stato un limite.
“Il nostro obiettivo non è replicare, ma interpretare il territorio,” racconta Daniel Sigmund. Un territorio che si estende anche ai comuni di Chiusa e Velturno, vocato alla viticoltura da secoli, come dimostra la prima menzione storica del maso, risalente al 1297 con il nome Blaßbühlhof.
I filari, piantati su terrazze scavate nella roccia, ospitano quattro varietà coltivate con cura: Sylvaner, Riesling, Pinot Nero e Portoghese. “Ogni grappolo viene raccolto a mano e selezionato in vigna: è lì che si decide la qualità, non in cantina,” spiega il vignaiolo.
La filosofia è chiara: vini naturali, fermentazioni spontanee, nessuna chiarifica, nessuna filtrazione. Dopo la vinificazione, i vini maturano in botti di rovere tedesco, tonneaux e barrique usate francesi per circa nove mesi, per poi essere assemblati in acciaio e infine imbottigliati. “L’affinamento in bottiglia è fondamentale: serve tempo per raccontare il nostro territorio,” sottolinea Sigmund.
Il risultato? Vini essenziali, eleganti e autentici. Vini che non seguono le mode, ma la montagna. E che della montagna portano con sé la verticalità, la mineralità e la pazienza.
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