Bere vino, ma nel modo giusto

Le piccole insidie che compromettono il piacere

Il vino accompagna, sorprende, ispira. Il vino non può difendersi dagli errori che ne rovinano il gusto. Ma basta poco per evitare che questo accada – sono i dettagli a fare la differenza. Chi assapora con attenzione, evita quei piccoli ostacoli che limitano l’espressione del vino – e allo stesso tempo anche la propria esperienza di gusto.

Un bianco servito direttamente dal frigorifero? All’apparenza è la scelta più rinfrescante, ma spesso risulta troppo freddo. Così perde intensità e risulta semplice. Al contrario, un rosso servito troppo caldo tende a far emergere in maniera eccessiva l’alcol, sacrificando eleganza ed equilibrio. Il riferimento più utile resta la temperatura ottimale: tra gli otto e i dodici gradi per i vini bianchi, tra i quattordici e i diciotto gradi per i rossi. La Schiava e i rosati, pur essendo rossi, si prestano a essere gustati anche leggermente freschi.

Va tenuto presente che la temperatura ambiente è quasi sempre superiore a quella ottimale. Per questo è consigliabile raffreddare il vino con metodi esterni, come un secchiello con acqua e ghiaccio. I cubetti direttamente nel bicchiere, invece, andrebbero evitati. Anche il modo in cui si impugna il calice ha un impatto: tenendolo per la coppa si trasmette calore al vino. È sempre preferibile afferrarlo dallo stelo. Non solo per una questione di temperatura: anche l’eleganza vuole la sua parte. E – diciamolo pure – anche il galateo è d’accordo.

A proposito di bicchieri: non devono essere per forza preziosi, ma funzionali sì. Un calice panciuto, che si restringe verso l’alto, consente al profumo di espandersi e concentrarsi verso il naso. Il bordo sottile favorisce la corretta ossigenazione. È buona norma non riempire il bicchiere oltre un terzo, così da lasciare spazio sufficiente all’aria e rendere più facile il movimento rotatorio.

Anche ciò che si fa prima di bere ha la sua importanza. Aromi forti come quelli di caffè, menta, chewing gum o pietanze speziate possono coprire le sfumature più delicate. Lo stesso vale per profumi intensi e dopobarba, che interferiscono tanto per chi li indossa quanto per chi è accanto. Per cogliere davvero il vino, l’ideale è un ambiente neutro, privo di distrazioni olfattive.

Infine, un ultimo consiglio. È vero che la testa partecipa alla degustazione, ma non deve prenderne il sopravvento. Conoscere regole e teoria è utile, certo. Ma quando diventano troppo presenti, rischiano di oscurare ciò che davvero conta: la spontaneità dell’esperienza. Si affidi ai suoi sensi, o – se preferisce – a una guida esperta come un sommelier. Il vino va vissuto, non spiegato.

 
© Credits: IDM/Vini Alto Adige/Florian Andergassen, IDM/Vini Alto Adige/Manuel Ferrigato, IDM/Vini Alto Adige/Patrick Schwienbacher
Un altro assaggio?
Altre cose da sapere sul mondo vinicolo dell'Alto Adige
Torna alla lista